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  • Bingo, l’Antitrust (AGCM) boccia il tetto al payout: “Misura distorsiva che limita la concorrenza”

    Bingo, l’Antitrust (AGCM) boccia il tetto al payout: “Misura distorsiva che limita la concorrenza”

    Arriva una presa di posizione netta dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sulla recente riforma del bingo contenuta nella Legge di Bilancio 2025. Con la segnalazione AS2165, approvata nella riunione del 15 aprile e indirizzata a Parlamento e Governo, l’Antitrust mette nel mirino il nuovo meccanismo di determinazione del montepremi, sollevando dubbi rilevanti sotto il profilo concorrenziale.

    Al centro dell’intervento c’è l’introduzione, a partire dal 1° gennaio 2025, di un limite massimo al payout, fissato insieme al minimo in un intervallo estremamente ristretto. Come ricorda l’Autorità, la norma stabilisce che “il montepremi è fissato in una misura compresa tra il minimo del 70 per cento e il massimo del 71 per cento del prezzo di vendita delle cartelle”. Una scelta che, di fatto, uniforma quasi completamente il livello dei premi tra tutte le sale.

    Secondo l’AGCM, proprio questo è il nodo critico. L’intervento normativo, si legge nella segnalazione, “imponendo di fatto un Payout sostanzialmente ‘uniforme’ ai concessionari del gioco del Bingo […] appare presentare profili di criticità concorrenziale”. Il rischio, in altre parole, è quello di comprimere uno dei principali strumenti attraverso cui le sale competono tra loro.

    Il payout, infatti, non è un elemento secondario nella struttura del gioco. L’Autorità lo definisce chiaramente come “il principale strumento di concorrenza tra le sale Bingo, idoneo a incentivare efficienza, investimenti e qualità dei servizi”. Limitare la possibilità di differenziazione significa, quindi, ridurre gli spazi di competizione reale tra operatori.

    La conseguenza più immediata è quella di un allineamento forzato delle strategie. L’Antitrust avverte che il tetto introdotto rischia di determinare “un allineamento coattivo dei comportamenti economici dei concessionari su un fondamentale elemento di competitività”, cancellando la possibilità di utilizzare il montepremi come leva commerciale per attrarre clientela e stimolare la raccolta.

    Non solo. La misura, secondo l’Autorità, non tiene conto delle profonde differenze tra operatori e territori. L’imposizione di un payout uniforme “non tiene conto delle differenti condizioni territoriali, operative e di costo dei concessionari, potendo determinare effetti discriminatori”. In particolare, le sale di dimensioni più ridotte rischiano di perdere uno degli strumenti più flessibili per adattarsi al mercato locale.

    Il quadro diventa ancora più critico se si guarda alla sostenibilità economica del comparto. L’Antitrust sottolinea come le sale bingo siano già gravate da costi fissi elevati e da una struttura operativa complessa. In questo contesto, il nuovo limite finisce per “appiattire i livelli di redditività dei concessionari”, riducendo ulteriormente i margini.

    C’è poi un tema di competitività rispetto agli altri giochi. Il bingo, osserva l’Autorità, sconta già una posizione di debolezza, soprattutto nei confronti dei prodotti online, caratterizzati da payout più elevati. Un vincolo così stringente rischia di aggravare questa distanza: “un Payout così ridotto non permette al gioco del Bingo di mantenere la propria capacità competitiva nei confronti degli altri giochi”.

    Le possibili ricadute vanno oltre il singolo operatore. Una minore attrattività delle sale potrebbe tradursi in un calo della domanda, con effetti a catena su occupazione e indotto. L’AGCM richiama esplicitamente il rischio di impatti sull’intera filiera, tra riduzione dei ricavi accessori e peggioramento dell’esperienza di gioco, sia sul piano quantitativo sia qualitativo.

    Dal punto di vista dei principi, la posizione dell’Autorità è chiara. La regolazione dovrebbe favorire la concorrenza, non comprimerla. In questo senso, l’AGCM evidenzia che “la logica concorrenziale […] non è quella di preservare gli operatori meno efficienti, bensì di favorire la selezione e l’affermazione di quelli più competitivi”.

    La conclusione è altrettanto esplicita. Il tetto al payout viene definito “una misura potenzialmente distorsiva, in grado di alterare le dinamiche competitive […] senza che risulti comprovata un’effettiva esigenza di interesse generale”. Da qui l’invito a rivedere la norma: l’Autorità auspica infatti “l’eliminazione del limite massimo di Payout erogabile ai giocatori”.

    Un intervento che riapre il dibattito su uno dei segmenti più tradizionali del gioco pubblico e che, inevitabilmente, chiama in causa il delicato equilibrio tra esigenze di regolazione e tutela della concorrenza.

  • Gioco pubblico, dalla relazione Giorgetti criticità sulla rete fisica

    Gioco pubblico, dalla relazione Giorgetti criticità sulla rete fisica

    È un quadro articolato quello che emerge dalla relazione sul gioco pubblico per il 2025 presentata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Parlamento, i cui contenuti sono stati anticipati nei giorni scorsi da Jamma. Il documento offre non solo dati su raccolta e gettito, ma anche una lettura complessiva dell’assetto normativo del settore.

    Al centro resta il modello fondato sulla riserva legale statale e sul sistema concessorio, che affida la gestione a operatori privati mantenendo il controllo pubblico. Un impianto che affonda le sue radici nel decreto legislativo del 1948 e che nel tempo ha garantito equilibrio tra tutela erariale e ordine pubblico.

    Le principali criticità riguardano però la rete fisica. L’intervento crescente di Regioni e Comuni su distanze e orari ha prodotto, come evidenziato anche dai dati forniti da Jamma, una forte frammentazione normativa che complica sia la pianificazione degli operatori sia la gestione delle concessioni.

    La relazione richiama inoltre i pareri del Consiglio di Stato del 2019, sottolineando come l’incertezza normativa ostacoli il rinnovo delle gare, in particolare per Bingo e scommesse. Da qui la necessità di un’armonizzazione nazionale delle regole locali.

    Solo con un quadro uniforme sarà possibile rilanciare il sistema concessorio, garantendo al tempo stesso tutela dei giocatori, stabilità del mercato e salvaguardia delle entrate pubbliche.

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  • Cala del 20% il bingo in Norvegia: ricavi in forte diminuzione nel 2025

    Cala del 20% il bingo in Norvegia: ricavi in forte diminuzione nel 2025

    Il volume d’affari delle sale bingo in Norvegia ha registrato un netto calo nel 2025, con una diminuzione del 20 per cento rispetto all’anno precedente. Secondo i dati diffusi dall’Autorità norvegese per il gioco d’azzardo, il totale delle entrate lorde si è attestato a poco più di 3,685 miliardi di corone, segnando una riduzione di 930 milioni rispetto al 2024.

    Alla base di questa flessione vi sono principalmente le nuove norme introdotte nel corso dell’anno. Tra queste, l’obbligo per i giocatori di registrarsi per partecipare ai giochi elettronici e l’introduzione di limiti alle perdite, pensati per rafforzare il gioco responsabile. A sottolinearlo è Tore Bell, direttore di dipartimento dell’Autorità, che evidenzia come tali misure siano previste dalla legge proprio per tutelare i partecipanti.

    Nonostante il calo complessivo, il settore continua a generare entrate per numerose realtà associative. Nel 2025, infatti, 2.475 organizzazioni hanno beneficiato di circa 168 milioni di corone provenienti dal bingo. A queste si aggiungono i ricavi derivanti dai terminali Belago, presenti nelle sale, che hanno contribuito con ulteriori 34 milioni di corone.

    Il quadro che emerge è quello di un settore in trasformazione, influenzato da regolamentazioni più stringenti che, pur incidendo sui volumi economici, mirano a garantire maggiore sicurezza e controllo nel gioco.

    Fonte: Jamma.it

  • Barbieri a IGE Expo: “Servono interventi immediati, il settore non può aspettare i tempi del riordino”

    Barbieri a IGE Expo: “Servono interventi immediati, il settore non può aspettare i tempi del riordino”

    Il futuro del bingo passa sì dal riordino, ma soprattutto da interventi urgenti che consentano al settore di respirare nell’immediato. È la posizione espressa da Salvatore Barbieri (in foto), presidente ASCOB, nell’ambito della sessione dedicata al rilancio del comparto all’Italian Gaming Expo & Conference 2026 di Roma.

    Barbieri ha evidenziato come il dibattito sul nuovo bando e sulla riforma in arrivo si intrecci con criticità ormai strutturali. Tra i temi principali, il numero delle concessioni, i limiti antitrust e soprattutto la frammentazione normativa su orari e distanze. “Oggi abbiamo Comuni con regole completamente diverse tra loro – ha spiegato – con situazioni paradossali in cui a poche centinaia di metri si passa da 8 a 16 o 18 ore di gioco consentite”.

    Un quadro che alimenta incertezza e rende difficile qualsiasi pianificazione. Ma, secondo Barbieri, il problema principale è il tempo. Anche ipotizzando un’accelerazione del riordino, tra gara, assegnazioni e avvio delle nuove concessioni potrebbero trascorrere 18-20 mesi. “Il settore non può permettersi di aspettare ancora”, ha sottolineato.

    Il bingo, ha ricordato, è fermo da oltre un decennio sul piano regolatorio. Dal 2013 non sono state introdotte modifiche significative al gioco, con effetti evidenti anche sui dati economici, rimasti sostanzialmente statici. Una situazione aggravata dall’aumento dei costi, in particolare quelli energetici, che incidono pesantemente sui bilanci delle sale.

    “Solo per aprire una sala servono 8-10 persone, con costi fissi elevati indipendentemente dal volume di gioco”, ha osservato, evidenziando la necessità di interventi che migliorino la sostenibilità operativa.

    Per questo ASCOB chiede di affiancare al riordino una serie di misure immediate, a partire dall’aggiornamento dei regolamenti già esistenti. Barbieri ha richiamato in particolare strumenti e proposte ferme da anni sui tavoli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, mai attuate nonostante fossero state condivise dal settore.

    Tra questi, anche l’introduzione di soluzioni innovative come il bingo elettronico all’interno delle sale, pensato proprio per ampliare l’offerta e garantire maggiore sostenibilità. “Gli strumenti ci sono – ha detto – ma sono fermi da anni”.

    Il problema, secondo Barbieri, è anche interno al comparto. La frammentazione degli operatori e la difficoltà a trovare posizioni condivise hanno rallentato il processo decisionale. “Centouno operatori significano centouno visioni diverse”, ha osservato, riconoscendo che in passato sono mancate sintesi utili a portare avanti le riforme.

    Sul fronte del nuovo bando, restano poi interrogativi aperti sul numero delle sale e sui limiti di concentrazione. Se dovessero essere confermati o modificati, potrebbero incidere in modo significativo sugli equilibri di mercato, soprattutto per i principali operatori.

    In questo contesto, Barbieri ha lanciato un appello pragmatico: avviare subito un tavolo di confronto operativo per intervenire almeno su ciò che è già pronto, senza attendere i tempi lunghi della riforma complessiva. “Serve ossigeno subito – ha ribadito – per consentire al settore di arrivare al riordino”.

    Un intervento che mette in luce una doppia esigenza: da un lato una riforma strutturale, dall’altro misure immediate per evitare che il comparto continui a restare fermo, con il rischio di compromettere definitivamente la sostenibilità delle sale.

  • Sale bingo in Italia: una rete diffusa sul territorio che garantisce occupazione e legalità

    Sale bingo in Italia: una rete diffusa sul territorio che garantisce occupazione e legalità

    Il settore del gioco pubblico in presenza continua a rappresentare una componente significativa dell’economia italiana, con una presenza capillare sul territorio nazionale. Tra le realtà più strutturate spiccano le sale bingo, distribuite lungo tutta la Penisola e gestite da numerose società concessionarie autorizzate.

    La gestione delle sale è affidata a diverse società concessionarie, tra cui operatori storici del settore e realtà imprenditoriali consolidate. Questa pluralità contribuisce a creare un mercato competitivo, regolamentato e sottoposto a controlli stringenti, a tutela sia degli utenti sia della legalità.

    Oltre all’aspetto economico, il comparto bingo svolge un ruolo importante anche dal punto di vista occupazionale. Le sale impiegano personale qualificato per la gestione delle attività, l’assistenza ai clienti e la sicurezza, generando posti di lavoro diretti e indiretti. In molte realtà locali, rappresentano inoltre punti di aggregazione sociale, frequentati da un pubblico eterogeneo.

    Non va trascurato il contributo fiscale del settore, che rientra nel più ampio sistema del gioco pubblico regolato dallo Stato. Le entrate derivanti da concessioni e attività contribuiscono in modo significativo alle casse pubbliche, sostenendo servizi e investimenti.

    In prospettiva, il comparto è chiamato a confrontarsi con le sfide della digitalizzazione e con l’evoluzione delle abitudini dei consumatori. Tuttavia, la rete fisica delle sale bingo continua a rappresentare un presidio importante, capace di coniugare intrattenimento, occupazione e rispetto delle regole.

    Di seguito l’elenco delle sale bingo pubblicato dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

  • ADM apre le candidature: disponibile anche l’Ufficio Bingo della Direzione Giochi

    ADM apre le candidature: disponibile anche l’Ufficio Bingo della Direzione Giochi

    L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pubblicato un avviso per la raccolta di manifestazioni di disponibilità relative alle posizioni dirigenziali di livello non generale, sia in ambito centrale sia territoriale, in scadenza nel primo semestre del 2026 o attualmente ricoperte ad interim.

    L’iniziativa è finalizzata al conferimento in titolarità degli incarichi indicati nell’allegato elenco all’avviso. Possono presentare domanda le dirigenti e i dirigenti di seconda fascia appartenenti al ruolo dell’Agenzia, utilizzando l’apposito modulo e trasmettendo l’istanza esclusivamente via posta elettronica all’indirizzo [email protected] entro il 10 marzo 2026.

    Le domande dovranno essere compilate in ogni loro parte, sottoscritte e corredate da documento di identità valido e curriculum vitae in formato europeo, datato e firmato ai sensi del d.P.R. n. 445/2000.

    Tra le posizioni centrali disponibili figura l’Ufficio Bingo della Direzione Giochi, attualmente ricoperto ad interim. Si tratta di un incarico particolarmente rilevante per il comparto dei giochi pubblici, in quanto l’ufficio è chiamato a presidiare un settore oggetto di attenzione normativa e regolatoria.

    Sempre in ambito centrale risultano in scadenza le posizioni presso la Direzione del Personale – Ufficio Dirigenti e Ufficio Mobilità – entrambe di livello retributivo I, oltre all’Ufficio Contabilità della Direzione Amministrazione e Finanza, anch’esso attualmente ad interim.

    Numerose le posizioni aperte anche a livello territoriale, tra cui incarichi presso le Direzioni Piemonte e Valle d’Aosta (Ufficio Antifrode Valle d’Aosta), Emilia-Romagna e Marche (UADM Romagna 2 – sede di Rimini), Sicilia (Ufficio Laboratorio e UADM Lampedusa), Calabria (Ufficio Tecnico) e Trentino-Alto Adige (Ufficio Tecnico e servizi generali e UADM Bolzano).

  • TAR Lazio, accolto il ricorso dell’associazione ASCOB su canoni proroga concessione

    TAR Lazio, accolto il ricorso dell’associazione ASCOB su canoni proroga concessione

    Il TAR Lazio ha accolto il ricorso dell’associazione ASCOB e di alcuni concessionari del Bingo con il quale si chiedeva l’annullamento, previa sospensione, della nota con la quale l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Ufficio Bingo ha rigettato l’istanza dei ricorrenti del 2 luglio 2020 con la quale le era stato domandato:

    i) la sospensione del pagamento del canone relativo alla proroga tecnica;

    ii) ovvero in subordine, l’autorizzazione al pagamento del canone in misura ridotta ad € 2.800,00 producendo per la restante parte un’appendice alla fidejussione o polizza assicurativa già rilasciata in favore di questa Agenzia contenente la precisazione che la stessa è estesa anche al pagamento del canone mensile relativo alla proroga tecnica;

    iii) l’assunzione di provvedimenti necessari per preservare l’equilibrio economico finanziario delle concessioni bingo, anche in contradditorio con gli operatori.

    “Il giudizio che ha condotto alla favorevole ordinanza origina dal contesto di grave difficoltà economica legata alla pandemia da Covid 19 – affermano gli Avv.ti Tariciotti e Giacobbeche ha portato al ridursi del gettito dei giochi di un 50%, e che ci ha spinto ad assistere l’Associazione per sollecitare ADM ad assumere misure interinali a tutela dei concessionari e ad aprire un procedimento funzionale a riequilibrare complessivamente l’intero sinallagma convenzionale“.

     

    Il Tribunale Amministrativo ha ritenuto che le censure formulate dalle ricorrenti richiedano un approfondimento non compatibile con la sommarietà della presente fase cautelare, anche in ragione della pendenza delle questioni pregiudiziali di legittimità costituzionale sollevate dalla Sezione con ordinanze n. 4021 e n. 4022 del 26 marzo 2019 (rispettivamente rese nei giudizi numeri di registro generale 2839 e 3333 del 2018);

    “Ritenuto, inoltre, che il ricorso sia prima facie sostenuto dal requisito del periculum in mora, atteso il pregiudizio economico dedotto dalle ricorrenti in relazione alla situazione di grave insostenibilità economico-finanziaria del canone concessorio, come da ultimo rideterminato dall’amministrazione in ossequio all’art. 1, comma 1047, della l. n. 205/2017 (di modifica dell’art. 1, comma 636, della l. n. 147/2013);

    Ritenuto, quindi, che al lamentato pregiudizio possa ovviarsi sospendendo, nelle more della definizione della presente controversia, l’efficacia del gravato provvedimento di diniego nonché stabilendo, a garanzia degli interessi patrimoniali dell’amministrazione, che – fino al momento della pubblicazione della sentenza di merito che definirà il giudizio – le ricorrenti (avuto riguardo al canone originariamente previsto con la costituzione del rapporto concessorio) versino all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la somma di euro 2.800,00 mensili ciascuna e, per la restante parte e fino alla copertura dell’intero ammontare del canone preteso (pari ad euro 7.500,00), prestino fideiussione bancaria o assicurativa (ulteriore rispetto alla cauzione già prestata), proporzionata alla differenza di canone non corrisposta per dodici mesi, entro il termine di trenta giorni dalla notificazione o dalla comunicazione in via amministrativa della presente ordinanza, con l’avvertenza che la mancata prestazione di tale garanzia comporterà l’automatica perdita di efficacia della disposta misura cautelare;

    Rilevato, inoltre, che la Sezione con le citate ordinanze n. 4021/2019 e n. 4022/2019 – motivatamente dubitando della legittimità costituzionale del citato art. 1, comma 1047, della l. n. 205/2017 – rimetteva alla Corte Costituzionale, ai sensi dell’art. 23 della l. n. 87/1953, le questioni di compatibilità di tale disposizione con gli artt. 3 e 41 della Costituzione”.

    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) accoglie quindi l’istanza cautelare e, per l’effetto, sospende l’efficacia del provvedimento impugnato, nei modi e nei termini illustrati in motivazione.

    Sospende, altresì, il giudizio sino alla pronuncia della Corte Costituzionale sulle questioni di cui in motivazione.

  • Lettera aperta alle Istituzioni: Le richieste di ASCOB sul quotidiano “la Repubblica”

    Lettera aperta alle Istituzioni: Le richieste di ASCOB sul quotidiano “la Repubblica”

    L’associazione il 19 Aprile 2020 ha pubblicato sul quotidiano La Repubblica con una lettera aperta inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Avv. Giuseppe Conte, al Ministro della Sanità On. Roberto Speranza, al Ministro delle Finanze On. Roberto Gualtieri, al Dott. Vittorio Colao, ai Presidenti di Regione.

    «Desideriamo portare all’attenzione delle SS. VV. la nostra disponibilità a confrontarci sulle misure necessarie per impostare le caratteristiche logistico·organizzative delle sale bingo per adeguarle alle esigenze nascenti dall’emergenza sanitaria in corso.

    L’offerta d’intrattenimento delle nostre sale rappresenta un importante complemento della vita sociale, ma anche una significativa integrazione dell’offerta turistica di molte città italiane, come accade per qualsiasi altro pubblico esercizio che offra occasione di ristorazione e d’intrattenimento lungo tutto l’arco della normale giornata lavorativa e, nello specifico, anche oltre.

    L’organizzazione della nostra attività caratterizzata dalle grandi dimensioni dei locali dedicati e dalla numerosità del personale addetto, ancor più di quanto normalmente accade nel settore della ristorazione e dell’ospitalità, consente di predisporre agevolmente le necessarie misure di tutela (consigliate dal World Health Organization per il settore ricettivo e della ristorazione), secondo un protocollo che siamo pronti a recepire non appena sarà varato dalle Autorità preposte, e che comunque, a titolo esemplificativo e non esaustivo, prevede sin d’ora:

    distanziometro sociale, registro identificativo del cliente, terma-scanner all’ingresso della sala, mascherine e guanti per i dipendenti e per i clienti, gel disinfettanti all’ingresso e all’interno della sala a disposizione di dipendenti e clienti; sanificazione giornaliera di tutti gli ambienti.

    Nella delicatissima fase della ripartenza delle attività imprenditoriali, siamo certi di poter dare sicurezza in misura più elevata rispetto alle altre attività connesse all’offerta turistica e d’intrattenimento.

    Vi chiediamo quindi di volere guardare al sistema del gioco pubblico organizzato nelle sale bingo con un approccio non pregiudiziale, inserendo la nostra attività nel contesto dei provvedimenti normativi che riguarderanno il settore dell’ospitalità e della ristorazione, sia sotto il profilo delle agevolazioni economiche e finanziarie, sia sotto quello dei tempi e modi per la ripresa delle attività.

    Per la continuità delle nostre imprese non potremmo sostenere una stagione estiva con sale chiuse, perché in tal caso non potremmo continuare a garantire il reddito ad oltre 12 mila famiglie e il gettito erariale di oltre un miliardo che lo Stato ricava annualmente dall’esercizio delle nostre attività.

    Come tutti, per riprendere l’attività avremo bisogno di essere aiutati , e quindi in particolare

    CHIEDIAMO

    • Proroga delle concessioni per almeno sei anni, per poter accedere al decreto liquidità, altrimenti inapplicabile per le nostre aziende: nessuna banca concede un prestito ad una società con una concessione annuale;
    • Sospensione del canone della proroga della concessione, divenuto insostenibile;
    • Pagamento delle cartelle da gioco a 90 giorni.

    I mesi a venire saranno necessari per formalizzare i necessari interventi normativi sul settore che abbiamo richiesto nelle sedi preposte ma dobbiamo poterlo fare da sale aperte altrimenti nulla sarà più utile. Siamo a disposizione delle Amministrazioni per l’approfondimento delle iniziative già avviate con gli organismi preposti.

    Certi della consapevole comprensione dello spirito che ci anima in quanto Concessionari dello Stato, come tali siamo responsabilmente pronti a contribuire al salvataggio dell’economia del Paese.

    Forse siamo ancora in tempo per salvare le nostre aziende e i 12 mila posti di lavoro dei nostri dipendenti.

    Domani sarà troppo tardi!».

  • Salvatore Barbieri (ASCOB): “C’è più di un’anomalia nel nuovo contratto di lavoro per gli occupati del Bingo firmato in FIPE”

    Salvatore Barbieri (ASCOB): “C’è più di un’anomalia nel nuovo contratto di lavoro per gli occupati del Bingo firmato in FIPE”

    Intervista a Salvatore Barbieri, Presidente di ASCOB

    Salvatore Barbieri, presidente ASCOB, commenta la notizia circa l’ipotesi di accordo nazionale che disciplina il rapporto di lavoro degli occupati nelle Gaming Hall e, ove prevista, nell’attività di Bingo, siglato il 15 maggio scorso, tra la FIPE e la FILCAMS-CGIL, la FISASCAT-CISL, la UILTuCS.

    Che ne pensa del Contratto di Lavoro per le sale Bingo raggiunto in FIPE?

    Apprendo dagli organi di stampa di un una “Ipotesi di Accordo Nazionale per la disciplina dei lavoratori dipendenti delle Gaming Hall” (così è stato denominato questo presunto contratto nazionale), stipulato a iniziativa di FIPE coi sindacati del settore pubblici esercizi.

    Intanto, osservo che non risulta che FIPE abbia la rappresentanza del mondo del Bingo, tanto per intenderci delle Associazioni di categoria rappresentative del settore.

     

    Ma il contratto è stato firmato dai rappresentanti di alcune aziende che rappresentano le sale Bingo…

    Ho visto le firme apposte sul documento, e constato che si parla di una “delegazione” senza alcun riferimento a quali sarebbero le associazioni di categoria che avrebbero conferito la delega.

    Per quanto ne so, non credo possibile che i firmatari, che sono dipendenti di grandi società multinazionali, possano sostituirsi alle Associazioni di categoria.

    Aggiungo che alcune aziende firmatarie di quell’ipotesi di accordo sono tuttora iscritte ad ASCOB, associazione che, insieme ad ANIB, risulta come firmataria dell’unico Contratto Nazionale di settore per le sale Bingo; e neppure mi risulta che le aziende firmatarie siano iscritte a FIPE, almeno fino a ieri.

    A questo punto mi chiedo che valore possa avere un accordo firmato da chi non ha senza rappresentanza datoriale.

    Quanto al merito, evidenzio che FIPE non ha mai fatto anche un solo straccio di dichiarazione pubblica per contestare le leggi regionali e le ordinanze comunali che hanno messo in ginocchio le sale Bingo-Gaming Hall.

    Ed è questo il vero motivo per il quale ASCOB, qualche hanno fa, ha lasciato FIPE; qualcuno deve avere la memoria corta.

    Il contratto porta anche la firma del Presidente di Federbingo?

    Questa è una domanda molto interessante; bisognerebbe chiedere al Presidente di Federbingo, Dr. Marcotti, se l’associazione che rappresenta ha lasciato Sistema Gioco Italia aderente a Confindustria e si è iscritta a FIPE; se cosi non fosse, sarebbe la prima volta che un accordo contrattuale di FIPE verrebbe firmato da un membro di Confindustria, per cui gli industriali diventerebbero anche esercenti. Ma ormai in Italia è possibile di tutto.

    Secondo Lei quali sono le novità di questa nuova Ipotesi di accordo?

    Tranne una modesta riclassificazione del personale, novità sicuramente importante, non vi è nulla di nuovo rispetto al vecchio contratto.

    La cosa che più salta all’occhio è che si fanno salve le intese aziendali sottoscritte prima della firma dell’accordo.

ASCOB
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