Autore: Annapaola

  • Bingo, l’Antitrust (AGCM) boccia il tetto al payout: “Misura distorsiva che limita la concorrenza”

    Bingo, l’Antitrust (AGCM) boccia il tetto al payout: “Misura distorsiva che limita la concorrenza”

    Arriva una presa di posizione netta dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sulla recente riforma del bingo contenuta nella Legge di Bilancio 2025. Con la segnalazione AS2165, approvata nella riunione del 15 aprile e indirizzata a Parlamento e Governo, l’Antitrust mette nel mirino il nuovo meccanismo di determinazione del montepremi, sollevando dubbi rilevanti sotto il profilo concorrenziale.

    Al centro dell’intervento c’è l’introduzione, a partire dal 1° gennaio 2025, di un limite massimo al payout, fissato insieme al minimo in un intervallo estremamente ristretto. Come ricorda l’Autorità, la norma stabilisce che “il montepremi è fissato in una misura compresa tra il minimo del 70 per cento e il massimo del 71 per cento del prezzo di vendita delle cartelle”. Una scelta che, di fatto, uniforma quasi completamente il livello dei premi tra tutte le sale.

    Secondo l’AGCM, proprio questo è il nodo critico. L’intervento normativo, si legge nella segnalazione, “imponendo di fatto un Payout sostanzialmente ‘uniforme’ ai concessionari del gioco del Bingo […] appare presentare profili di criticità concorrenziale”. Il rischio, in altre parole, è quello di comprimere uno dei principali strumenti attraverso cui le sale competono tra loro.

    Il payout, infatti, non è un elemento secondario nella struttura del gioco. L’Autorità lo definisce chiaramente come “il principale strumento di concorrenza tra le sale Bingo, idoneo a incentivare efficienza, investimenti e qualità dei servizi”. Limitare la possibilità di differenziazione significa, quindi, ridurre gli spazi di competizione reale tra operatori.

    La conseguenza più immediata è quella di un allineamento forzato delle strategie. L’Antitrust avverte che il tetto introdotto rischia di determinare “un allineamento coattivo dei comportamenti economici dei concessionari su un fondamentale elemento di competitività”, cancellando la possibilità di utilizzare il montepremi come leva commerciale per attrarre clientela e stimolare la raccolta.

    Non solo. La misura, secondo l’Autorità, non tiene conto delle profonde differenze tra operatori e territori. L’imposizione di un payout uniforme “non tiene conto delle differenti condizioni territoriali, operative e di costo dei concessionari, potendo determinare effetti discriminatori”. In particolare, le sale di dimensioni più ridotte rischiano di perdere uno degli strumenti più flessibili per adattarsi al mercato locale.

    Il quadro diventa ancora più critico se si guarda alla sostenibilità economica del comparto. L’Antitrust sottolinea come le sale bingo siano già gravate da costi fissi elevati e da una struttura operativa complessa. In questo contesto, il nuovo limite finisce per “appiattire i livelli di redditività dei concessionari”, riducendo ulteriormente i margini.

    C’è poi un tema di competitività rispetto agli altri giochi. Il bingo, osserva l’Autorità, sconta già una posizione di debolezza, soprattutto nei confronti dei prodotti online, caratterizzati da payout più elevati. Un vincolo così stringente rischia di aggravare questa distanza: “un Payout così ridotto non permette al gioco del Bingo di mantenere la propria capacità competitiva nei confronti degli altri giochi”.

    Le possibili ricadute vanno oltre il singolo operatore. Una minore attrattività delle sale potrebbe tradursi in un calo della domanda, con effetti a catena su occupazione e indotto. L’AGCM richiama esplicitamente il rischio di impatti sull’intera filiera, tra riduzione dei ricavi accessori e peggioramento dell’esperienza di gioco, sia sul piano quantitativo sia qualitativo.

    Dal punto di vista dei principi, la posizione dell’Autorità è chiara. La regolazione dovrebbe favorire la concorrenza, non comprimerla. In questo senso, l’AGCM evidenzia che “la logica concorrenziale […] non è quella di preservare gli operatori meno efficienti, bensì di favorire la selezione e l’affermazione di quelli più competitivi”.

    La conclusione è altrettanto esplicita. Il tetto al payout viene definito “una misura potenzialmente distorsiva, in grado di alterare le dinamiche competitive […] senza che risulti comprovata un’effettiva esigenza di interesse generale”. Da qui l’invito a rivedere la norma: l’Autorità auspica infatti “l’eliminazione del limite massimo di Payout erogabile ai giocatori”.

    Un intervento che riapre il dibattito su uno dei segmenti più tradizionali del gioco pubblico e che, inevitabilmente, chiama in causa il delicato equilibrio tra esigenze di regolazione e tutela della concorrenza.

  • Gioco pubblico, dalla relazione Giorgetti criticità sulla rete fisica

    Gioco pubblico, dalla relazione Giorgetti criticità sulla rete fisica

    È un quadro articolato quello che emerge dalla relazione sul gioco pubblico per il 2025 presentata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Parlamento, i cui contenuti sono stati anticipati nei giorni scorsi da Jamma. Il documento offre non solo dati su raccolta e gettito, ma anche una lettura complessiva dell’assetto normativo del settore.

    Al centro resta il modello fondato sulla riserva legale statale e sul sistema concessorio, che affida la gestione a operatori privati mantenendo il controllo pubblico. Un impianto che affonda le sue radici nel decreto legislativo del 1948 e che nel tempo ha garantito equilibrio tra tutela erariale e ordine pubblico.

    Le principali criticità riguardano però la rete fisica. L’intervento crescente di Regioni e Comuni su distanze e orari ha prodotto, come evidenziato anche dai dati forniti da Jamma, una forte frammentazione normativa che complica sia la pianificazione degli operatori sia la gestione delle concessioni.

    La relazione richiama inoltre i pareri del Consiglio di Stato del 2019, sottolineando come l’incertezza normativa ostacoli il rinnovo delle gare, in particolare per Bingo e scommesse. Da qui la necessità di un’armonizzazione nazionale delle regole locali.

    Solo con un quadro uniforme sarà possibile rilanciare il sistema concessorio, garantendo al tempo stesso tutela dei giocatori, stabilità del mercato e salvaguardia delle entrate pubbliche.

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  • Corte Tributaria: cartelle bingo non utilizzate, il prelievo erariale va rimborsato

    Corte Tributaria: cartelle bingo non utilizzate, il prelievo erariale va rimborsato

    Una pronuncia della Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio riapre un tema meno esplorato ma tutt’altro che marginale nel settore del gioco: la natura del prelievo erariale sul bingo e, soprattutto, il destino delle somme versate in anticipo quando il gioco non si realizza.

    Il caso nasce dal diniego opposto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli al rimborso di circa 19 mila euro versati da una società concessionaria per l’acquisto di cartelle bingo. Cartelle mai utilizzate, a causa della chiusura della sala durante l’emergenza Covid e della successiva cessazione dell’attività. Secondo l’Amministrazione, una volta ritirate dal magazzino, le cartelle diventano di proprietà del concessionario, con conseguente assunzione del rischio di inutilizzo.

    Una tesi che non ha convinto né i giudici di primo grado né, ora, quelli di appello. La Corte ha respinto integralmente l’impugnazione dell’Agenzia, confermando un passaggio chiave: il prelievo erariale previsto per il bingo ha natura tributaria.

    È su questo punto che si gioca l’intera vicenda. L’Agenzia aveva tentato di spostare la controversia fuori dal perimetro tributario, qualificando il prelievo come corrispettivo di natura civilistica, legato ai costi di produzione delle cartelle. Una ricostruzione che, secondo i giudici, non trova alcun reale fondamento normativo e appare anzi incoerente con l’intero sistema dei giochi pubblici.

    La Corte osserva come il meccanismo del prelievo, parametrato alle somme giocate, sia comune a molte forme di gioco, dal bingo a distanza agli apparecchi da intrattenimento. In tutti questi casi si tratta di entrate che affluiscono all’erario con finalità pubbliche, strutturate secondo logiche tipicamente tributarie: aliquote predeterminate, base imponibile collegata alla raccolta e assenza di margini negoziali.

    Non solo. Anche la stessa evoluzione normativa conferma questa impostazione. Per anni il bingo in sala e quello a distanza sono stati assoggettati al medesimo prelievo; solo successivamente il legislatore ha differenziato i regimi, senza però mettere in discussione la natura fiscale del prelievo originario. A ciò si aggiunge un elemento decisivo: la giurisprudenza costituzionale, che in materia analoga ha già riconosciuto natura tributaria a prelievi strutturalmente simili.

    Chiarito questo passaggio, la conseguenza è quasi inevitabile. Se il prelievo è un tributo, il suo presupposto deve essere individuato nella giocata, cioè nella vendita delle cartelle ai giocatori. Ed è proprio qui che la posizione dell’Amministrazione si indebolisce.

    Nel caso esaminato, le cartelle non sono mai state utilizzate. Il gioco non si è svolto. Il presupposto impositivo, quindi, non si è mai realizzato. Il fatto che il pagamento avvenga “anticipatamente” al momento del ritiro delle cartelle non cambia la sostanza: si tratta di una modalità di riscossione anticipata, non della nascita dell’obbligazione tributaria.

    La Corte lo dice con chiarezza: se manca la giocata, manca la ragione del prelievo. E quanto versato deve essere restituito.

    Viene così definitivamente superata anche l’idea che il pagamento anticipato possa essere assimilato al prezzo di acquisto delle cartelle. Le cartelle, osservano i giudici, non sono beni liberamente commerciabili, né hanno un valore autonomo al di fuori del circuito regolato del gioco. Non c’è alcuna “vendita” in senso civilistico, ma solo un meccanismo funzionale alla raccolta del tributo.

    Interessante anche il passaggio sul rapporto tra attività d’impresa e imposizione. L’Agenzia aveva richiamato il rischio imprenditoriale del concessionario, sostenendo che l’inutilizzo delle cartelle rientrasse in tale ambito. La Corte ribalta la prospettiva: il rischio d’impresa non può includere il pagamento di imposte in assenza del relativo presupposto. Senza attività di gioco, viene meno anche qualsiasi manifestazione di capacità contributiva.

    La sentenza si chiude con la condanna dell’Amministrazione alle spese, ma il suo rilievo va oltre il caso concreto. In un settore in cui il confine tra entrate tributarie e corrispettivi pubblicistici è spesso oggetto di interpretazioni controverse, la decisione offre un punto fermo: il prelievo sul bingo, almeno nella sua configurazione tradizionale, è a tutti gli effetti un tributo.

    E come tale, non può prescindere dal fatto generatore che lo giustifica. Anche quando il pagamento è anticipato. Anche quando il gioco, semplicemente, non c’è stato. nb

    Fonte: Jamma.it

  • Cala del 20% il bingo in Norvegia: ricavi in forte diminuzione nel 2025

    Cala del 20% il bingo in Norvegia: ricavi in forte diminuzione nel 2025

    Il volume d’affari delle sale bingo in Norvegia ha registrato un netto calo nel 2025, con una diminuzione del 20 per cento rispetto all’anno precedente. Secondo i dati diffusi dall’Autorità norvegese per il gioco d’azzardo, il totale delle entrate lorde si è attestato a poco più di 3,685 miliardi di corone, segnando una riduzione di 930 milioni rispetto al 2024.

    Alla base di questa flessione vi sono principalmente le nuove norme introdotte nel corso dell’anno. Tra queste, l’obbligo per i giocatori di registrarsi per partecipare ai giochi elettronici e l’introduzione di limiti alle perdite, pensati per rafforzare il gioco responsabile. A sottolinearlo è Tore Bell, direttore di dipartimento dell’Autorità, che evidenzia come tali misure siano previste dalla legge proprio per tutelare i partecipanti.

    Nonostante il calo complessivo, il settore continua a generare entrate per numerose realtà associative. Nel 2025, infatti, 2.475 organizzazioni hanno beneficiato di circa 168 milioni di corone provenienti dal bingo. A queste si aggiungono i ricavi derivanti dai terminali Belago, presenti nelle sale, che hanno contribuito con ulteriori 34 milioni di corone.

    Il quadro che emerge è quello di un settore in trasformazione, influenzato da regolamentazioni più stringenti che, pur incidendo sui volumi economici, mirano a garantire maggiore sicurezza e controllo nel gioco.

    Fonte: Jamma.it

  • Barbieri a IGE Expo: “Servono interventi immediati, il settore non può aspettare i tempi del riordino”

    Barbieri a IGE Expo: “Servono interventi immediati, il settore non può aspettare i tempi del riordino”

    Il futuro del bingo passa sì dal riordino, ma soprattutto da interventi urgenti che consentano al settore di respirare nell’immediato. È la posizione espressa da Salvatore Barbieri (in foto), presidente ASCOB, nell’ambito della sessione dedicata al rilancio del comparto all’Italian Gaming Expo & Conference 2026 di Roma.

    Barbieri ha evidenziato come il dibattito sul nuovo bando e sulla riforma in arrivo si intrecci con criticità ormai strutturali. Tra i temi principali, il numero delle concessioni, i limiti antitrust e soprattutto la frammentazione normativa su orari e distanze. “Oggi abbiamo Comuni con regole completamente diverse tra loro – ha spiegato – con situazioni paradossali in cui a poche centinaia di metri si passa da 8 a 16 o 18 ore di gioco consentite”.

    Un quadro che alimenta incertezza e rende difficile qualsiasi pianificazione. Ma, secondo Barbieri, il problema principale è il tempo. Anche ipotizzando un’accelerazione del riordino, tra gara, assegnazioni e avvio delle nuove concessioni potrebbero trascorrere 18-20 mesi. “Il settore non può permettersi di aspettare ancora”, ha sottolineato.

    Il bingo, ha ricordato, è fermo da oltre un decennio sul piano regolatorio. Dal 2013 non sono state introdotte modifiche significative al gioco, con effetti evidenti anche sui dati economici, rimasti sostanzialmente statici. Una situazione aggravata dall’aumento dei costi, in particolare quelli energetici, che incidono pesantemente sui bilanci delle sale.

    “Solo per aprire una sala servono 8-10 persone, con costi fissi elevati indipendentemente dal volume di gioco”, ha osservato, evidenziando la necessità di interventi che migliorino la sostenibilità operativa.

    Per questo ASCOB chiede di affiancare al riordino una serie di misure immediate, a partire dall’aggiornamento dei regolamenti già esistenti. Barbieri ha richiamato in particolare strumenti e proposte ferme da anni sui tavoli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, mai attuate nonostante fossero state condivise dal settore.

    Tra questi, anche l’introduzione di soluzioni innovative come il bingo elettronico all’interno delle sale, pensato proprio per ampliare l’offerta e garantire maggiore sostenibilità. “Gli strumenti ci sono – ha detto – ma sono fermi da anni”.

    Il problema, secondo Barbieri, è anche interno al comparto. La frammentazione degli operatori e la difficoltà a trovare posizioni condivise hanno rallentato il processo decisionale. “Centouno operatori significano centouno visioni diverse”, ha osservato, riconoscendo che in passato sono mancate sintesi utili a portare avanti le riforme.

    Sul fronte del nuovo bando, restano poi interrogativi aperti sul numero delle sale e sui limiti di concentrazione. Se dovessero essere confermati o modificati, potrebbero incidere in modo significativo sugli equilibri di mercato, soprattutto per i principali operatori.

    In questo contesto, Barbieri ha lanciato un appello pragmatico: avviare subito un tavolo di confronto operativo per intervenire almeno su ciò che è già pronto, senza attendere i tempi lunghi della riforma complessiva. “Serve ossigeno subito – ha ribadito – per consentire al settore di arrivare al riordino”.

    Un intervento che mette in luce una doppia esigenza: da un lato una riforma strutturale, dall’altro misure immediate per evitare che il comparto continui a restare fermo, con il rischio di compromettere definitivamente la sostenibilità delle sale.

  • Sale bingo in Italia: una rete diffusa sul territorio che garantisce occupazione e legalità

    Sale bingo in Italia: una rete diffusa sul territorio che garantisce occupazione e legalità

    Il settore del gioco pubblico in presenza continua a rappresentare una componente significativa dell’economia italiana, con una presenza capillare sul territorio nazionale. Tra le realtà più strutturate spiccano le sale bingo, distribuite lungo tutta la Penisola e gestite da numerose società concessionarie autorizzate.

    La gestione delle sale è affidata a diverse società concessionarie, tra cui operatori storici del settore e realtà imprenditoriali consolidate. Questa pluralità contribuisce a creare un mercato competitivo, regolamentato e sottoposto a controlli stringenti, a tutela sia degli utenti sia della legalità.

    Oltre all’aspetto economico, il comparto bingo svolge un ruolo importante anche dal punto di vista occupazionale. Le sale impiegano personale qualificato per la gestione delle attività, l’assistenza ai clienti e la sicurezza, generando posti di lavoro diretti e indiretti. In molte realtà locali, rappresentano inoltre punti di aggregazione sociale, frequentati da un pubblico eterogeneo.

    Non va trascurato il contributo fiscale del settore, che rientra nel più ampio sistema del gioco pubblico regolato dallo Stato. Le entrate derivanti da concessioni e attività contribuiscono in modo significativo alle casse pubbliche, sostenendo servizi e investimenti.

    In prospettiva, il comparto è chiamato a confrontarsi con le sfide della digitalizzazione e con l’evoluzione delle abitudini dei consumatori. Tuttavia, la rete fisica delle sale bingo continua a rappresentare un presidio importante, capace di coniugare intrattenimento, occupazione e rispetto delle regole.

    Di seguito l’elenco delle sale bingo pubblicato dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

  • ADM apre le candidature: disponibile anche l’Ufficio Bingo della Direzione Giochi

    ADM apre le candidature: disponibile anche l’Ufficio Bingo della Direzione Giochi

    L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pubblicato un avviso per la raccolta di manifestazioni di disponibilità relative alle posizioni dirigenziali di livello non generale, sia in ambito centrale sia territoriale, in scadenza nel primo semestre del 2026 o attualmente ricoperte ad interim.

    L’iniziativa è finalizzata al conferimento in titolarità degli incarichi indicati nell’allegato elenco all’avviso. Possono presentare domanda le dirigenti e i dirigenti di seconda fascia appartenenti al ruolo dell’Agenzia, utilizzando l’apposito modulo e trasmettendo l’istanza esclusivamente via posta elettronica all’indirizzo [email protected] entro il 10 marzo 2026.

    Le domande dovranno essere compilate in ogni loro parte, sottoscritte e corredate da documento di identità valido e curriculum vitae in formato europeo, datato e firmato ai sensi del d.P.R. n. 445/2000.

    Tra le posizioni centrali disponibili figura l’Ufficio Bingo della Direzione Giochi, attualmente ricoperto ad interim. Si tratta di un incarico particolarmente rilevante per il comparto dei giochi pubblici, in quanto l’ufficio è chiamato a presidiare un settore oggetto di attenzione normativa e regolatoria.

    Sempre in ambito centrale risultano in scadenza le posizioni presso la Direzione del Personale – Ufficio Dirigenti e Ufficio Mobilità – entrambe di livello retributivo I, oltre all’Ufficio Contabilità della Direzione Amministrazione e Finanza, anch’esso attualmente ad interim.

    Numerose le posizioni aperte anche a livello territoriale, tra cui incarichi presso le Direzioni Piemonte e Valle d’Aosta (Ufficio Antifrode Valle d’Aosta), Emilia-Romagna e Marche (UADM Romagna 2 – sede di Rimini), Sicilia (Ufficio Laboratorio e UADM Lampedusa), Calabria (Ufficio Tecnico) e Trentino-Alto Adige (Ufficio Tecnico e servizi generali e UADM Bolzano).

  • Elenco delle sale Bingo attive al 31 dicembre 2025

    Elenco delle sale Bingo attive al 31 dicembre 2025

    L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pubblicato l’elenco delle sale bingo attive al 31 dicembre 2025. Lo riportiamo di seguito:

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  • Riordino del Bingo, Barbieri ringrazia ADM per l’avvio dei lavori

    Riordino del Bingo, Barbieri ringrazia ADM per l’avvio dei lavori

    Il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), Roberto Alesse, nella recente intervista rilasciata alla rivista “Intervento nella Società” ha parlato dei programmi dell’Agenzia per il riordino dei giochi e annunciato riforme anche per il gioco del Bingo.

    Il presidente ASCOB Salvatore Barbieri, intervistato riguardo le dichiarazioni rilasciate dal direttore Alesse ha dichiarato: “Sono molto grato per l’attenzione mostrata dal direttore di ADM dott. Alesse in merito al riordino dei giochi pubblici, ancora più grato per la disponibilità da parte di ADM ad avviare un tavolo tecnico con gli addetti ai lavori e con le associazioni di categoria a breve per il rinnovo del regolamento del gioco del Bingo. Nelle scorse settimane la nostra associazione ha presentato delle proposte per il nuovo regolamento di gioco del Bingo, tra cui palinsesto settimanale e non mensile, aggiunta di nuovi premi e Bingo Dinamico. Tutto ciò per portare maggiore interesse verso questo gioco di socializzazione. Riteniamo importante pervenire ad un riordino condiviso che metta in primo piano la tutela della salute dei giocatori, la necessità di mantenere viva, sicura e aggiornata la rete di distribuzione del gioco e le aspettative erariali”.

ASCOB
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